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 Filosofia & Racconti di volo Riduci

Fano 1944 - 2004 sesanta anni sono un battito d'ali

Messaggio  Ermanno Cavallini il Sab Mar 01, 2008 2:18 pm

Accadde di novembre.
Era una giornata grigia, strana.
Nuvole basse, scure, dense e irregolari giocavano a nascondino, con un sole che si intuiva più che vedersi;
altissimo sopra uno strato di nuvole a velo.
Un vento gelido che qui chiamano garbino, spazzava la lunga pista in erba di più di mille metri.
L'aeroporto nella sua relativa vastità pareva semiabbandonato, spopolato di tutta quella variopinta umanità che lo presidia nei fine settimana di bel tempo.
Questi sono giorni in cui ci si ritrova in pochi.
Faccio un po’ di piccola manutenzione, nel frattempo penso.
Strofino forte il panno sul tettuccio in lexan e poi senza sapere veramente perché decido, un volo oggi lo faccio comunque.
Il volkswagen 1600 questa volta parte quasi subito; un colpo forte con la mano e l'elica si mette a mulinare tranquilla, pericolosa solo per chi non conosce il suo mondo.
Mentre rullo nessuno mi guarda sono solo.
Prove motore, uno sguardo fuori, nessun aereo in circuito, penso che oggi è un giorno scomodo per volare.
Non pericoloso per chi conosce il cielo, ma scomodo.
Molti frequentatori abituali qui, oggi, non amano la scomodità, la maggioranza direi.
"Fano-Radio qui Papa Sierra che allinea e decolla per la 05 ........". nessuno risponde......il rombo del motore cresce, la velocità a poco a poco aumenta, prima lentissima, poi sempre più veloce, un saltello per evitare i sassi e sono in aria.
Costringo il mio piccolo aereo a volo radente a 50 cm dalla pista per prendere velocità...40, 50, 60 miglia all'ora e ancora a volo radente, finalmente raggiungo 70 MPH, sento come uno strappo nuovo, l'aereo accellera meglio.
I giri al minuto sono saliti con la manetta a fondo corsa da 2900 a 3200, finalmente l'elica entra in tiro e il Colibrì mostra la sua natura di piccolo puledro.
Salgo a quota di circuito nessuno in volo, la radio muta.
Continuo a salire verso sud-ovest...2000 piedi, raggiungo la base delle prime discontinue nubi.
E’ un mondo irreale quello che si presenta solo per me, chiuso nel piccolo aereo monoposto, in mezzo ad un cielo che mi pare ad un tratto infinito e selvaggio.
Irreale ma bellissimo eppure vero.
Vero per me che in quel momento sono straniero alla terra.
Continuo a salire dirigendo su Fossombrone 3000 , 4000 piedi , banchi di nubi a destra e a sinistra, ma avanti si scorge un grosso varco verso San Sepolcro la mia meta del vagabondare di quel giorno, comunque tutto grigio, irreale, magico.
Gioco con le nubi, c'è un me razionale, lucido, che manovra abilmente, valuta, stabilisce criteri di sicurezza e decide di procedere.
Un altro me, piu profondo, è smarrito.
Mi sento un ragazzino perduto in una natura immensa, affascinante, paurosa e terribile.
Il tempo scorre sul cronometro ma perde di significato.
Le emozioni interiori non seguono piu il suo scorrere.
Una protuberanza di una nube, piccola e isolata lambisce la mia sinistra, l'ala ci scompare dentro.
Poi per un attimo tutto l'aereo svanice e per un attimo il mondo consueto smette di esistere.
In quell'attimo senza tempo sento come una voce, ma senza suono, come una mano tranquilla sulla spalla di un fratello maggiore, l'occhio troppo fantasioso immagina una sagoma scura che vola al mio fianco e dentro un amico che sorride.
L'attimo è passato, di nuovo il cielo, di nuovo la terra, le nubi e la destinazione verso cui tendere.
Eppure per tutto il volo successivo, quando trovo un passaggio sopra gli appennini verso san sepolcro, mi sento più tranquillo è come se al mio fianco volassero degli angeli, invisibili ma reali, forse un po’ tristi ma immensamente tranquilli.
Al mio ritorno tre ore dopo, il cielo è molto più aperto, sono solo eppure è come se volassi in compagnia di fratelli, fratelli invisibili.
Per un attimo ho un'allucinazione, tre P47 Thunderbolt della 2°guerra mondiale volano in formazione perfetta intorno a me.
Solo un attimo senza tempo per scorgere le facce dei piloti attraverso i tettucci e le maschere per l'ossigeno aperte.
Facce tristi di ragazzi, facce stanche eppure tranquille.
Un rossiccio con le lentiggini mi accenna un saluto.
Un attimo, eppure mi trasmette con uno sguardo sia la gioia di volare che la tristezza per una guerra di cui non ha visto la fine.
Ho sognato ad occhi aperti, non c'è nessuno intorno a me, sono solo.
Arrivo per entrare in circuito a Fano e.. che strano ....ho la sensazione che tre P47 virino per entrare in circuito davanti a me.
Ma il circuito che fanno non è lo stesso che mi accingo a impiegare.
Quello su cui stanno atterrando è la loro base.
Il loro è un aeroporto, stracolmo di aerei, tre Squadrons del 79° Fighter Group dell' USAAFin quel gennaio del 1944 occupano, riempiendola, la pur vasta area tappezzata a grelle dell'aeroporto di Fano, c'è un caos apparente dappertutto, lunghe file di P47 sono interrotte di tanto in tanto da aerei di passaggio, C 47 da trasporto, B 25 da bombardamento medio e perfino una Fortezza Volante B17 atterrata chssà per quale emergenza.
Tutto questo mi appare solo per un attimo, poi di nuovo al suo posto vedo il mio aeroporto di Fano, quello da cui oggi sono decollato nel 2007;
Questo a paragone mi sembra deserto, di uomini, mezzi, emozioni e passioni.
Niente piu grelle e fango, niente più caos e meccanici che lavorano all'aperto intorno agli aerei come formiche;
solo un lindo, freddo, piccolo aeroporto di provincia, popolato da uomini che non vogliono aver memoria di ciò che è stato.
Eppure lo spirito di quegli uomini, piloti e meccanici di guerra, stanchi ma convinti di combattere una guerra giusta, è ancora lì da qualche parte, invisibile ma reale.
Penso che forse quelle giovani vite che lo hanno popolato nei loro momenti più drammatici e vitali, palpitano ancora in qualche modo e cercano di spiegarci perché.
Forse in certi momenti a chi è più sensibile, essi sussurrano.
Sussurrano ciò che è stato, ciò che è radice del nostro presente, un presente che forse noi non vogliamo veramente conoscere.

Di
Ermanno Cavallini
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