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giovedì 29 giugno 2017 ..:: Racconti di volo vissuto... ::.. Registrazione  Login
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 MB2 Colibri protagonista del racconto Riduci
Colibri I-CAPS

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 l'aereo fantasma Riduci
L'aereo del Fantasma

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 fantasmi Riduci
fantasmi con i loro emil...

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 Aereo e Pilota odierni... Riduci
io con il mio MB2 Colibri

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 Raconto di volo - Fantasmi Riduci

Fantasmi

Non so se voi credete ai fantasmi.

Io si, perché ne ho conosciuto uno.
L'ho incontrato un pomeriggio di marzo in volo.
Io ero con il mio colibrì.
Ero decollato dopo la solita forte discussione con mia madre a base di "smettila con gli aeroplani e pensa alle cose serie".
Il campo lungo, ma semi allagato di Fucecchio in Toscana, non era stato clemente con me;
Le numerose pozze, mi avevano riempito di schizzi fangosi tutta l'ala del mio piccolo aereo monoposto.
E, anche il motore, avviato a lancio, come al solito quando c'è quel mix di freddo e l'umidità, mi aveva fatto perdere tempo prezioso prima di partire.
Ero stanco e anche arrabbiato, ma come al solito appena in volo un altro me stesso aveva preso i comandi.
La terra e il suo vissuto mi sembravano lontani ed estranei ora.
Tutto me stesso improvvisamente, si ritrovava rivolto al volo.
Una navigazione di circa un ora e un quarto, dopo aver valicando gli appennini, mi avrebbe portato nelle marche.
Italia da costa a costa pensavo.
Prua a 90° sempre diritto, e nel frattempo sperimentavo quel mix solo apparentemente contraddittorio; la leggera apprensione e la grande serenità che solo un certo tipo di volo può darti.
Il volo è una cosa meravigliosa, alcuni di noi solo lì si sentono veramente a casa.
Tuttavia il cielo è anche un severo maestro e ti insegna che la vita e la morte dipendono solo da te.
I tecnici lo chiamano “fattore umano”.
Le statistiche dicono che è la maggior causa di incidenti per chi vola.
Ma la verità è che per ogni vero pilota prima o poi giunge il giorno in qui compie degli errori, è in quel momento che il cielo lo mette alla prova.
Per me quel giorno era uno di quelli.

Dopo una serie di piccoli azzardi, mi ritrovai in un grosso guaio.
Gli errori che componevano la catena, presi singolarmente non erano affatto gravi, certo;
ma come ogni buon istruttore insegna, ogni incidente non ha una sola causa.
Quel giorno era arrivato il momento che io salissi un altro gradino della mia istruzione.

Mi ero ritrovato, dopo una lunga serie di eventi, chiuso in una valle con una pioggia intensa che mi martellava.
Il terreno sotto di me, che dallo stretto buco tra le nubi sembrava invitante, ora si rivelava pessimo.
Nessun posto atterrabile per il mio biciclo senza flap.
La pioggia era talmente intensa che le auto al suolo avevano tutte i fari accesi per vederci.
Un accenno di panico.
Subito dopo una calma forte e innaturale cala su di me; devo fare qualcosa.
Mai lasciarsi prendere dagli eventi, mai perdere l'iniziativa, “pensa un miglio avanti all'aeroplano”, l'ho sentito mille volte e l'ho detto agli allievi io stesso.
Motore al massimo, ali livellate, prua a est, mi infilo nello strato di nubi che so andare da 2500 a ben 6500 piedi, e le vette dei monti immerse nelle nubi.
e' li che l'ho incontrato.
Nel biancore senza tempo, infranto di tanto in tanto da qualche fugace visione di sperduti pascoli montani; mi sono sentito veramente solo in quel cielo immenso e incurante della mia vita.
Perdo completamente la nozione del tempo.
Ad un tratto, sento un fischio aerodinamico anomalo che cresce sempre più.
Con un grande sforzo di volontà, riesco a distogliere lo sguardo, ipnotizzato dal fuori e finalmente, guardo l'orizzonte artificiale.
Cavolo! ho 60° gradi di inclinazione laterale! sto andando in disorientamento spaziale!
E' allora che sento una voce.
Una voce tranquilla, forse, con appena un accenno di stanchezza nel tono.

Un po più a destra, dia closche a destra Leuntnant.
Chi parla? davanti vedo solo un' infinita nebbia bianca che tutto copre.
Mantenga l'assetto! Leuntnant, abbassi il muso.
Non capisco ma eseguo.
Chi sei perché mi aiuti?
Abbassi il muso le ho detto!
Bene, ora dia un po' di pedale per portare la pallina al centro.
La voce, calda giovanile con uno spiccato accento tedesco, mi guida ancora nella nebbia.
Ora metta prua a 90°, insiste calmo.
Io ci provo ma per mantenere gli altri parametri la prua scappa continuamente.
Va bene, mi ascolti, tuona tranquilla la voce, le verrò accanto da destra, leggermente in alto, dica quando mi vede.
va bene, riesco a dire quasi ipnotizzato.
Dopo una frazione senza tempo intravedo sulla destra in alto la sagoma indistinta di uno spigoloso monoplano ad ala bassa.
Ti vedo!
Va bene Leuntnant, segua la mia coda.
Ho gli occhi incollati sulla coda del velivolo.
Rimango sorpreso nel riconoscerne i dettagli, una deriva gialla stondata ed un paio di piani di coda controventati.
Il velivolo vola stabile in direzione est, e io con lui a ruota.
Mi rendo conto che si tratta di un "EMIL" , un Messesmit BF 109 E o simile.....
Ma come è possibile, mi risulta che ne sono rimati pochissimi, tutti tenuti gelosamente chiusi nei musei, se anche uno di loro potesse volare è impossibile che si trovi la fuori qui ed ora.....

Grazie amico senza di te non so come sarebbe andata.
Non c'è di che Leuntnant, si ricorda gli dovevo un favore.
Un favore? quale favore?
Non ricorda Leuntnant, sopra a Malta.
Sono stupito ma sto al gioco.
A malta? no non ricordo .
Già, forse è normale che lei non ricordi, era un altra vita.
Ma tu chi sei?
Feldwebel, Albert Espenlaub, del 27° Jagdgruppe di base a Martuba in Libia per servirla...
Ma come mai sei qui?
Ho sentito che lei aveva bisogno di aiuto, ed ho voluto intensamente aiutarla, beh eccomi qui, lei non deve ancora morire.
Ma tu non sei più vivo!
No Leuntnant, non sono più vivo.

Ma allora? Li dove seì, perche non riposi in pace?
E' una bella domanda Leuntnant, anche io me la faccio spesso.
So solo che quando mi uccisero mentre scappavo da un campo di prigionia inglese nel 1941, desideravo tornare a casa mia, il cielo.
Dopo un duello con due hurricane fui costretto ascendere dietro le linee inglesi;
Da allora vago senza tempo per il cielo.

A volte incontro altri come me, invisibili a voi vivi.
A volte sono aerei della mia epoca, altre volte sono più vecchi o anche di età successive, aerei che allora non potevamo nemmeno immaginare.
E cosa dicono gli altri?
Nulla; parliamo raramente tra di noi,ma so che ognuno di noi è schiavo di un attaccamento o di un rimpianto che gli impedisce di proseguire il cammino.

Ma tu sei riuscito a parlarmi, allora potete parlare ai vivi.
No Leuntnant, solo in particolarissime condizioni e solo se il "vivo" in questione è predisposto;
comunque per noi è una cosa molto faticosa, ci dobbiamo concentrare al massimo.
Sarai stanco.

Si Leuntnant sono molto stanco, tra un poco raggiungeremo 6500 piedi e con essi la fine delle nubi, poco prima dovrò lasciarla.

Aspetta un attimo! posso fare qualcosa per te o per i tuoi compagni?

Forse...ma non so nemmeno io esattamente cosa, forse abbiamo bisogno di aiuto per andare oltre, per superare l'attaccamento a ciò che è stato.

Attento però Leuntnant, non siamo tutti bendisposti, molti sono arrabbiati, amareggiati, offesi.....

Alcuni si sono macchiati di cose orribili e non si danno pace.
Lei è vivo Leuntnant, puo vivere e cambiare il futuro, noi no.
Siamo sospesi, forse abbiamo proprio bisogno di un aiuto esterno, ma non so come....

Ti prometto Albert che faro del mio meglio.....

Viva bene la sua vita Leuntnant, non abbia paura, non abbia rimpianti, altrimenti dopo potrebbe diventare come noi...

Ci proverò Albert te lo prometto......

A risentirci Leuntnant, felici voli........

Fuori del piccolo aereo la nebbia magicamente si dissolse, rivelando il cielo immenso, anche il mio amico non c'era più.....

In contatto radio con il radar di Romagna avvicinamento, navigai nella notte fino all'aeroporto di Ancona, dove atterrai invisibile alla torre, senza il conforto delle luci che non avevo.
Nessuno può sapere della mia promessa, nessuno tranne loro, ma questo non la rende meno vera....


  
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